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Genova, frana in via Napoli, seconda notte fuori casa per 26 famiglie

lagaccio palazzo evacuato frana via NapoliGenova – Seconda notte lontano da casa per le 26 famiglie evacuate da ieri a causa del cedimento di un terrapieno in via Napoli, al civico 72 e nessuna certezza sulle tempistiche che potrebbero esserci per poter tornare alle abitazioni.
L’edificio è pericolosamente “affacciato” su un baratro che si apre sul parco dell’ex caserma Gavoglio, al Lagaccio e il maltempo dei giorni scorsi ha causato lo sprofondamento del manto stradale davanti al condominio e la caduta di una frana lungo l’impressionante pendio sottostante.
Nella notte tra mercoledì e giovedì l’allarme è scattato intorno alle 23 quando un forte rumo ha annunciato il crollo e i tremori che hanno gettato nel panico tutte le 52 persone che abitano nel palazzo.
I vigili del fuoco hanno chiesto ai residenti di lasciare in fretta e furia le case e hanno trascorso la notte presso amici e parenti e alcuni in alberghi messi a disposizione dal Comune e dalla Protezione Civile.
Sistemazioni che rischiano di non essere “temporanee” perché altri crolli hanno richiesto il prolungamento dell’evacuazione e la sorveglianza dell’edificio.
Nelle prossime ore tecnici ed esperti torneranno a visionare il palazzo e a capire cosa è possibile fare e come affrontare concretamente l’emergenza ma certamente servono somme importanti e l’intervento pubblico su un’area privata.
Lo stesso assessore ai Lavori Pubblici Massimo Ferrante, che ieri è accorso con la sindaca Silvia Salis per un sopralluogo, ammette che la situazione è complessa.
Soprattutto perchè il palazzo è stato costruito con pilastri di cemento armato che affondano nel terreno e il materiale ha una “vita” di circa 60 anni e il rischio concreto di lesioni gravi esiste.
Se la “palafitta” di pilastri in cemento armato venisse lesionata il palazzo perderebbe sicurezza in modo allarmante e forse definitivo.
Una situazione comune in diversi quartieri della città dove, negli anni del boom (e dei pochi controlli) si è costruito in modo eccessivo e “ardito” anche in situazioni che oggi lo sconsiglierebbero.
Per il Comune occorrerebbe un quadro complessivo delle situazioni più preoccupanti ed un piano di interventi molto forte ma, soprattutto, molto ben finanziato.
Nel frattempo le 26 famiglie restano fuori casa e non sanno se e quando potranno tornare nelle loro abitazioni.

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