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In Liguria apre la Caccia al cinghiale, ambientalisti ed escursionisti preoccupati

cinghialetto mirino
“Apre la caccia al cinghiale ma i boschi sono pieni di escursionisti e di cercatori di funghi e il ritardo dell’autunno riduce la visibilità dei cacciatori”. E’ il grido di allarme lanciato dalle associazioni ambientaliste e da quelle che riuniscono gli escursionisti, preoccupati per quello che, da domani, potrà accadere nei boschi della Liguria.

“I boschi della Liguria sono ancora rigogliosi e pieni di foglie – spiegano ambientalisti ed escursionisti – e siamo in piena stagione della raccolta dei funghi e proseguono le escursioni. Aprire la Caccia in queste condizioni rende pericoloso avventurarsi nei boschi”.

Domenica 1° ottobre apre infatti la caccia al cinghiale ma sono molte le proteste sia di chi è contrario alla uccisione incolpevole degli animali che di quanti vorrebbero frequentare i boschi senza il terrore di essere impallinati da proiettili che possono percorrere sino ad un km di distanza una volta “sparati”.

“La Caccia apre malgrado l’eccezionale siccità – denuncia l’Osservatorio Savonese Animalista – ma anche nonosante i numerosi incendi che hanno devastato centinaia di ettari di boschi e campagne, la peste suina e gran parte dei boschi ancora coperti di foglie e la visibilità molto inferiore alla gittata delle micidiali armi a munizione intera dei cacciatori”.

Secondo gli ambientalisti e chi percorre i boschi per passione, in queste condizioni escursionisti, gitanti, biker e cercatori di funghi vedrebbero negato il loro diritto di frequentare le campagne in tranquillità e sicurezza e “farebbero bene a munirsi di giubbotto antiproiettile ed elmetto”.

L’Osservatorio Savonese Animalista denuncia che, in questa situazione tragica ma non seria, si continua a ritenere la caccia il mezzo per “depopolare” i cinghiali a fini antiPSA e contrastare i danni arrecati alle coltivazioni da cinghiali e caprioli; e si finge di non sapere, che la loro presenza è dovuta alle liberazioni di animali negli anni 80 da parte dei cacciatori, affinché si riproducessero diffusamente – come anni dopo avvenuto – per essere cacciati a piacere; ma la caccia non solo non è la soluzione del problema ma – dicono gli scienziati – ne è la causa, soprattutto nella forma usata della “braccata”, o della “girata” con le limitazioni delle recenti ordinanze sulla peste suina, perché gli animali scapperanno per decine di chilometri, si disgregheranno i grossi branchi e tutte le femmine potranno andare in calore e poi partorire migliaia di cuccioli, invece dell’unica cucciolata della capobranco originaria.

OSA ricorda che “in paesi meno succubi agli appetiti venatori ed ai politici loro amici (l’unico parlamentare eletto a Savona è il loro paladino storico!) si sta sperimentando con buoni risultati la vaccinazione specie-specifica con esche contenenti sostanze che procurano la sterilità per diversi anni”.

Le squadre di cinghialisti liguri, 282 con 8.297 componenti (il 64% del totale dei cacciatori liguri), rispettivamente 85 e 2.708 in provincia di Savona, dovrebbero uccidere fino a 35.000 cinghiali.

Secondo gli ambientalisti di OSA “il numero è calcolato con censimenti inattendibili, invece di usare mezzi tecnici accurati (droni, infrarossi, termocamere); come sempre il contingente non verrà raggiunto e si protrarrà la caccia a gennaio, che comunque è permessa tutto l’anno per effetto dell’ordinanza PSA; i cinghiali sono infatti probabilmente molti di meno ma, inseguiti da squadre e cani per decine di chilometri al giorno potranno entrare e uscire nelle zone rosse di peste suina (non ancora efficacemente recintate), mescolarsi con soggetti positivi e favorire l’amplificazione della malattia ovunque”.