HomeGenovaCronacaOmicidio Nada Cella, in udienza i testimoni chiave

Omicidio Nada Cella, in udienza i testimoni chiave

Nada CellaGenova – Riprende oggi il processo per l’omicidio di Nada Cella, la ragazza di 24 anni trovata morta, uccisa con un corpo contundente, quasi 30 anni fa, a Chiavari. In udienza verranno ascoltati i testimoni “chiave” che potrebbero fornire elementi utili a circostanziare quanto avvenne nella speranza dell’accusa di dare corpo ad una serie di sospetti ancora troppo generici per condannare l’imputata Anna Lucia Cecere, già entrata e rapidamente scagionata, all’epoca dei fatti.
Nell’ultima udienza è stato ascoltato il testimone Rosario Taggio che all’epoca dei fatti raccontò di aver visto l’imputata nella zona dove è avvenuto il delitto, in un orario compatibile con il decesso di Nada Cella e con la possibile presenza dell’indagata nella zona. Una testimonianza che non collima con quella resa in aula e nella quale il teste ha dichiarato di aver visto l’imputata in orario precedente, intorno alle 8 e dunque non compatibile con l’orario del delitto.
In aula oggi è previsto l’ascolto delle amiche di Nada Cella che all’epoca dei fatti ricevevano le confidenze della ragazza che voleva allontanarsi dall’ufficio del commercialista Marco Soracco per presunte attenzioni non gradite. Circostanze emerse già ai tempi delle prime indagini ma che andranno confermate e circostanziate.
Le indagini avrebbero individuato nella gelosia e nella volontà di prendere fisicamente il posto di Nada Cella, il movente dell’omicidio ed è importante chiarire se la vittima fosse cosciente e al corrente di questa presunta rivalità.
Verrà ascoltato in aula anche il collega del commercialista Soracco che, a sua volta avrebbe ricevuto confidenze dall’amico che potrebbero rivelarsi utili a delineare l’ambiente in cui potrebbe essere maturato l’omicidio.
Marco Soracco era stato inizialmente sospettato del delitto ma era poi uscito dalle indagini e oggi compare tra gli imputati per la presunta “reticenza” a fornire agli inquirenti un quadro sincero e trasparente dei suoi rapporti con la vittima e con la presunta colpevole del delitto. La madre dell’uomo, anch’essa indagata per aver ostacolato in qualche modo le indagini, è uscita dal processo per problemi di salute dovuti all’età molto avanzata e che le impediscono di presenziare in processo nel pieno delle facoltà previste per Legge.
Sarà probabilmente chiamato a testimoniare anche il dentista che, all’epoca dei fatti, aveva assunto la donna sospettata dell’omicidio come addetta alle pulizie e che potrebbe collocare o meno, altrove rispetto al luogo del delitto – nel suo studio professionale – l’imputata che evidentemente non poteva trovarsi nell’ufficio dove è stata uccisa Nada Cella nello stesso orario in cui avrebbe dovuto pulire lo studio del dentista.
Alla riapertura del caso, alcuni anni fa, però, il dentista aveva dichiarato di non ricordare nulla di quel giorno e che comunque le pulizie avvenivano in orario nel quale non era presente in studio. Difficile dunque che possa fornire oggi elementi diversi a meno di colpi di scena.
Il processo, quindi, a meno di soprese, sembra procedere con molta difficoltà poiché gli elementi chiave delle indagini non sembrano andare oltre una serie di indizi.
Ci sono i bottoni trovati in casa dell’indagata, all’epoca dei fatti, simili a quello trovato sul luogo del delitto, ci sono le telefonate registrate di una super testimone mai identificata (la celebre Signorina) che racconta di aver visto l’indagata uscire dal palazzo dove è avvenuto l’omicidio “sporca” e visibilmente turbata e ci sono le testimonianze che collocano la persona nella zona del delitto ma in orari che variano e quindi “non coincidenti”.
C’è un frate che avrebbe ricevuto confidenze protette dal segreto della confessione, che potrebbe rivelare molto ma che, quasi certamente non lo farà e con la medesima scusante.

Redazione Liguria
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