Genova – Potrebbe arrivare il prossimo 15 gennaio la sentenza per il processo per l’omicidio di Nada Cella, la ragazza di 24 anni massacrata nel maggio del 1996 nell’ufficio del commercialista Marco Soracco a Chiavari. Nell’udienza di oggi, l’ultima prima del pronunciamento dei giudici, si sono nuovamente scontrate le tesi di accusa e difesa.
Per gli avvocati di Anna Lucia Cecere, unica indagata, non ci sarebbe necessità di una ricostruzione alternativa perché nessun elemento certo collocherebbe l’accusata sul luogo del delitto e nelle ore in cui è stato compiuto e il processo si sorreggerebbe su una serie di indici che non sarebbero supportati da prove in grado di dissolvere ogni ragionevole dubbio come prevederebbe la Legge italiana per poter arrivare ad una condanna di un sospettato.
Diametralmente opposta la posizione del pubblico ministero che sottolinea come la difesa non sia stata in grado di offrire una ricostruzione diversa degli elementi portati in aula e che disegnerebbero l’unica ipotesi possibile e cioè che l’indagata abbia ucciso Nada Cella perché si frapponeva – probabilmente inconsapevole – al sogno di sostituirla nell’incarico e nel cuore del commercialista di cui era invaghita.
Una gelosia che si potrebbe essere alimentata di circostanze come il diniego che la giovane vittima avrebbe dato alle richieste di passare le chiamate telefoniche al commercialista come avrebbe invece chiesto di fare lo stesso Soracco secondo le ricostruzioni.
L’indagata avrebbe quindi deciso di affrontare Nada Cella e l’avrebbe assalita e uccisa in un eccesso di rabbia.
Due ricostruzioni opposte ed antitetiche che costringeranno i giudici ad accogliere una o l’altra tesi per cercare di dare un volto al killer che il 6 maggio 1996 suonò alla porta dello studio del commercialista Marco Soracco e poco dopo colpiva Nada Cella alla testa con un corpo contundente mai trovato.
Ora l’attesa si fa spasmodica e la speranza di chiudere un cold case si scontra con la necessità di condannare solo nel caso in cui siano davvero sciolti tutti i dubbi maturati in quasi 30 anni di indagini.


























