Genova – Il monumentale pino marittimo che da decenni cresceva accanto al castello di Nervi non c’è più. La pianta – dichiarata pericolante senza possibilità di replica – è stata abbattuta nonostante la sua presenza nelle immagini del catalogo dei beni architettonici del Ministero della Cultura e parte integrante del panorama di Nervi.
Il panorama del porticciolo di Nervi, dove, a memoria d’uomo è sempre stato presente l’enorme albero, è ora cambiato per sempre e con particolare delusione dei tanti residenti che avevano sperato si potesse salvare o che, perlomeno, ci si potesse provare.
Il taglio, a grosse fette, è stato effettuato per salvaguardare la passeggiata Anita Garibaldi da eventuali cadute dell’enorme albero ma in molti avevano voluto credere che un’altra strada fosse percorribile e che quel dialogo tra Cittadini e istituzioni avrebbe portato ad una proposta alternativa. Ma non è stato così.
Il braccio di ferro tra residenti, associazioni e comitati, e il Comune di Genova era iniziato con l’annuncio del taglio, necessario, sentenziato da analisi tecniche. Una procedura ormai ben conosciuta dagli ambientalisti che la vedono attuare da decenni e con qualunque amministrazione.
Si era però sperato che gli accordi presi con la nuova amministrazione avrebbero lasciato aperta la strada di un confronto, con la possibilità dei Cittadini di proporre contro-deduzioni di tecnici ed esperti e magari con l’uso di macchinari per l’analisi “interna” del tronco e della “copertura” in modo da avere dati più chiari e completi sulla resistenza delle piante.
Macchinari in grado di prevedere il rischio di caduta e la sua percentuale ma anche di suggerire interventi come tagli parziali e “correttivi” laddove il problema fosse di staticità ovvero di pesante inclinazione.
Il Comune aveva concesso una “pausa”, dando prova di una nuova volontà e procedura, ma la chiusura del passaggio sulla passeggiata ha acuito l’emergenza e ha impresso una accelerazione che ha evidentemente portato alla sentenza “di morte” per una pianta che ha fatto parte del panorama di Nervi “a memoria d’uomo”.
(Foto Giorgio Scarfì)

























