HomeGenovaCronacaLupi in Liguria, dubbi degli ambientalisti sull'aggressione di un consigliere regionale

Lupi in Liguria, dubbi degli ambientalisti sull’aggressione di un consigliere regionale

lupo caduto cisterna crevariChiavari – Gli ambientalisti esprimono “dubbi” sulla presunta aggressione, da parte di un lupo, del consigliere regionale della Lega, Sandro Garibaldi e con un post sui social l’associazione Gaia, Natura e Ambiente pone delle domane su quanto avvenuto e sulle modalità con cui i Media locali hanno dato per certo un episodio che, in realtà, presenta molti aspetti che andrebbero chiariti anche perché è possibile che lo stesso aggredito possa essersi sbagliato, in buona fede, sulla natura dell’animale che lo avrebbe morsicato.
Dopo la pubblicazione della notizia su alcuni Media locali, infatti, lo stesso consigliere regionale avrebbe ammesso di non essere certo che l’aggressore sia un lupo.
“Purtroppo non sono stati fatti i controlli necessari – spiegano i volontari di Gaia, Natura e Ambiente – Andava fatto un esame del dna dei residui organici sulla mano e un esperto non di parte avrebbe dovuto visionare la ferita nell’immediatezza o comunque in un tempo ragionevolmente rapido, per evitare che le medicazioni e le cure cancellassero le prove”.
Senza queste verifiche – secondo gli ambientalisti – è impossibile essere certi di ciò che è successo.
Gli esperti e gli ambientalisti consideramo però molto improbabile che un Lupo sia il responsabile dell’aggressione. Si tratta di animali che fuggono alla presenza dell’uomo e che solo raramente diventano “confidenti” e in grado di avvicinarsi alle persone e sempre perché qualcuno ha interrotto la naturale diffidenza alimentando l’animale più o meno consapevolmente.
Gli incontri tra umani e lupi sono, per forza di cose, in aumento e per la stragrande maggioranza di essi, l’evento è fortuito e di brevissima durata perché l’animale sceglie di allontanarsi velocemente.
La presenza di lupi vicino alle abitazioni, poi, è raro e in genere è “causato” da errori umani come quello di lasciare avanzi di cibo o spazzatura vicino ai bidoni invece che all’interno. Poi ci sono i “giovani in dispersione” che lasciano il branco quando crescono e cercano nuovi territori. La loro percentuale di sopravvivenza è data al 50% perché il lupo caccia in gruppo e un singolo lupo non riesce a procurarsi facilmente il cibo ed anche per questo sono spesso i giovani esemplari ad avvicinarsi alle zone abitate e non, invece, i branchi.
“Quello che ci stupisce – spiegano gli ambientalisti- è la facilità con cui tanti Media hanno parlato di attacco di un lupo senza avere le prove e quando persino la stessa “vittima” ammette di non esserne certo. Può essere stato molto più facilmente un randagio o un cane di razza simile al lupo. Succede spesso che vengano scambiati”.
Perplessità legate anche alla campagna che è in corso da tempo per gettare un’ombra sui lupi che, dopo centinaia di anni di caccia e strage, erano quasi scomparsi dalle nostre montagne e stanno invece tornando senza particolari problemi.
“Il timore – spiegano gli ambientalisti – è che qualcuno stia “cavalcando” la paura atavica delle persone per far riaprire la caccia al Lupo che, con il suo ritorno nei boschi, è un potente riequilibratore della fauna e mantiene controllate le popolazioni di animali tanto “cari” ad esempio ai cacciatori. Per dirla chiara: più lupi ci sono e meno cinghiali, daini, caprioli causano danni alle coltivazioni e meno si sente la necessità di avere persone armate che girano nei boschi”.
(nella foto un lupo caduto in una cisterna a Crevari e salvato dai vigili del fuoco)

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