Genova – Verrà eseguita il prossimo 20 gennaio l’autopsia sul corpo di Emanuele Galeppini, il ragazzo genovese di 17 anni morto nel terribile rogo divampato a Capodanno nel locale Le Constellation di Cran-Montana, in Svizzera. Un esame fondamentale – e per questo oggetto di contestazione con le autorità svizzere che non lo hanno ordinato – per accertare come sia morto il giovane che prima era stato inserito tra i dispersi, con richiesta di test del dna per il riconoscimento, e poi si è scoperto avere il corpo intatto e senza ustioni o bruciature ed ancora con il portafogli, i documenti e il telefono cellulare nei vestiti.
La famiglia ha chiesto sin da subito di conoscere la verità sulle circostaze del decesso ricevendo però poca collaborazione e poche risposte dalle autorià svizzere che seguono il caso.
Uno dei “dubbi” riguarda proprio la mancata esecuzione dell’autopsia su tutti i corpi dei ragazzi italiani morti nel rogo. Una mancanza che i legali considerano grave visto che si tratta di esami delicati e fondamentali per “fotografare” quanto avvenuto e stabilire elementi fondamentali per le indagini.
L’apertura di una inchiesta italiana, che non potrà portare ad una condanna dei responsabili perché cittadini francesi e con il presunto reato commesso in Svizzera, è un atto formale per consentire alle famiglie di avere rapporti diretti con chi segue le indagini sul posto.
Intanto è stato convalidato l’arresto dei coniugi proprietari del locale distrutto dalle fiamme.
Il marito resterà in carcere in attesa di giudizio mentre la moglie resterà (inspiegabilmente) agli arresti domiciliari.
L’uomo, Jacques Moretti, si è difeso sostenendo di aver testato personalmente la resistenza al fuoco dei pannelli che sarebbero invece al centro dell’inchiesta per la rapidità con cui si sono incendiati, ma le “prove” effettuate sul posto sembrano dire il contrario.


















