Genova – Un appello al Comune perché cambi idea sui propositi di “cancellare” le palme dal panorama del verde pubblico nel capoluogo ligure. A lanciarlo Jacopo Gibelli, ingegnere civile ed esperto del verde per la sezione provinciale di Italia Nostra, attraverso la pagina facebook di Genova contro il degrado e dopo che la civica amministrazione ha commentato il crollo della palma a Nervi, avvenuto qualche giorno fa, annuciando l’istituzione di una task force per la sicurezza degli alberi e la decisione di tornare all’uso delle piante “autoctone” per le nuove alberature cittadine.
“Da qualche giorno – scrive Gibelli sui social – sull’onda delle emozioni suscitate dal crollo di una palma del tipo Phoenix dactylifera a Nervi, assistiamo ad un vero e proprio vortice di dichiarazioni e prese di posizione volte a cancellare per sempre da Genova una tipologia di pianta, la palma, che ha caratterizzato il nostro paesaggio ligure per secoli, distinguendolo da quello delle altre città del Nord e richiamando visitatori da tutta Europa”.
Gibelli ricorsda che il punteruolo rosso è presente a Genova da circa 10 anni e da almeno 6 anni segnala in ogni modo il problema al Comune e lo scongiura di adottare un protocollo di trattamenti fitosanitari come fanno a Nizza, Rapallo, Sestri Levante, Moneglia, La Spezia.
Secondo l’appello viene fatto poco per contrastare l’avanzata del punteruolo rosso con la “scusa” che sarebbe complicato e costoso ma, in realtà sarebbe più costoso proseguire con questa condotta visto che tagliare e sostituire una pianta non curata ha costi ben superiori a quelli di un trattamento endoterapico anti parassitario.
Secondo l’appello, infatti, al momento si osserverebbero “le piante ammalarsi una dopo l’altra e, quando va bene, le tagliano dopo settimane o mesi, contribuendo a diffondere l’infestazione”.
Il tutto mentre le palme curate correttamente nei giardini privati rimangono in vita.
Sempre secondo la denuncia-appello invece di utilizzare per le sostituzioni solo palme di provata resistenza al punteruolo, come Syagrus romanzoffiana, Washingtonia robusta o Butia capitata, il Comune avrebbe deciso di utilizzare anche Phoenix Dactylifera, che pur essendo più resistente della Phoenix canariensis, viene attaccata in una certa percentuale dal punteruolo rosso.
Dopo anni di denunciata incuria e sostituzioni discutibili arriva la decisione (ufficiale?) che le palme devono essere totalmente bandite dalla città (caso unico nel Mediterraneo).
“Tutto questo – spiega Gibelli – è assurdo, irrazionale e vergognoso. La palma è parte integrante del nostro paesaggio storico, con specie potenzialmente autoctone come Chamaerops humilis e altre presenti da centinaia (se non migliaia) di anni come le Phoenix dactylifera. Non tutti lo sanno, ma una buona metà dei Comuni costieri liguri si identifica a tal punto con questa specie che la si trova negli stemmi araldici delle città”.
Secondo Gibelli, quindi bisognerebbe fare prevenzione adottando protocolli di trattamento per le palme particolarmente suscettibili al punteruolo ancora esistenti in città (sostanzialmente canariensis e dactylifera), su modello di città come Rapallo, Moneglia e La Spezia che hanno, sul lungomare, ancora praticamente tutte le palme delle Canarie, che pure sono le più suscettibili.
Occorrerebbe poi fare monitoraggio mettendo in atto un programma di ispezioni regolari, almeno un paio di volte all’anno per palma, per verificare lo stato di salute degli esemplari di canariensis e dactylifera, tagliando prontamente quelli compromessi.
Utilizzare per la sostituzione solo specie di comprovata resistenza come Syagrus romanzoffiana, Washingtonia robusta (non filifera, che invece è vulnerabile), Butia capitata. Non esisterebbero infatti casi riportati di Syagrus o Washingtonia robusta aggredite dal punteruolo, nemmeno in contesti di infestazione pesante. E se anche se ne ammalasse una su cento sarebbe un risultato assolutamente sostenibile.
Ad Arma di Taggia, dove esiste un “Viale delle Palme” come a Nervi, hanno sostituito tutte le palme delle Canarie uccise dal punteruolo con delle Syagrus romanzoffiana, ottenendo ottimi risultati. Perché dunque – si chiede Gibelli – non usare le Syagrus romanzoffiana anche per il Viale delle Palme di Nervi?
“Genova non è Rimini o Jesolo – spiega Jacopo Gibelli – non possiamo pensare di avere (ad esempio in Piazzale Kennedy) un lungomare di Gingko biloba, alberi di Giuda o tamerici, completamente spogli in inverno. Le palme scelte per la Foce e per il vicino Waterfront dovrebbero essere di specie resistenti al punteruolo come Washingtonia robusta, Butia capitata, Syagrus romanzoffiana, che non hanno problematiche paragonabili a quelle coinvolte nei fatti di Nervi. Naturalmente le palme non sono alberi da ombra e non sono in grado, da sole, di assicurare un apporto ecosistemico completo, dunque è più che giusto affiancarle ad altre tipologie di alberature presenti in Riviera come pini d’Aleppo, carrubi, jacaranda, corbezzoli, sughere, metrosideros, pitosfori, brachychiton, grevillea robusta, ecc. Ma cancellarle completamente è follia”.
Gibelli, attraverso la pagina di Genova contro il degrado lancia dunque un “appello all’assessore Francesca Coppola alla sindaca Silvia Salis e ad ASTer chiedendo di mantenere il sangue freddo, nonostante la pressione mediatica, e di non procedere con scelte affrettate, radicali e drammatiche, peraltro non giustificate da un punto di vista logico, che costituirebbero una ferita per il paesaggio cittadino”.
























